La ciclabile del muro di Berlino in un libro

Prima di un viaggio, molto prima di preparare la valigia o organizzare la partenza, c’è una cosa che a noi piace tantissimo fare: studiare tutto quello che c’è da sapere sul luogo che abbiamo scelto come meta, per cominciare ad immergerci in una città o in un paese. Andare in libreria, scegliere la guida o il libro giusto, sfogliarli con calma, dare un’occhiata alle immagini e iniziare a sottolineare quello che ci interessa di più è per noi un vero rito.

Fortuna vuole che qualcuno ha trovato il tempo per condensare in un libro tutto quello che c’è da sapere sul Muro di Berlino e sulla ciclabile che lo percorre, che è uno dei nostri viaggi in bicicletta più nuovi. A prendersene cura e a coltivare con precisione i suoi contenuti è stato Federico Meda, giornalista e scrittore milanese, specializzato sui temi che riguardano il ciclismo, con il suo libro Il muro di Berlino: istruzioni per l’uso”, edito da edicicloeditore.

Diviso in 8 sezioni – cronologia, abbecedario, storie, fughe assurde, musei, libri e film, Berlino e la bicicletta e la pista ciclabile – è una breve guida brillante e leggera per chi vuole conoscere la città e la sua storia attraverso aneddoti e testimonianze con l’esperienza diretta di chi la città l’ha vissuta e pedalata. È un’opportunità per capire meglio la storia, farsi domande e costruire immagini ancora prima di partire. Ad aiutare in questa lettura c’è una precisa cronologia storica e un dettaglio delle tappe del giro in bici, perfetto per un’esperienza approfondita.

Abbiamo chiesto a Federico Meda di raccontarci di più sul libro e la sua genesi, di condividerci i suoi luoghi preferiti, un museo imperdibile e un film da vedere prima di partire. Ma partiamo dall’inizio.

Federico, ti va di raccontarci com’è nata l’idea di questo libro?

Nel 2014 io e la mia compagna, che è tedesca, abbiamo scelto di vivere a Berlino e di crescere qui il nostro primo figlio, Bruno. Da appassionato di storia contemporanea ho subito trovato una forte energia in questa città, e da giornalista esperto in ciclismo è stato naturale iniziare a scoprire Berlino attraverso la ciclabile che percorre il muro e quello che ne è rimasto. Il muro è conosciuto molto nella sua parte cittadina, scoprirlo nella sua interezza è stata un’esperienza profonda. Pedalando ho scoperto tanti dettagli e storie sulla vita di tutti i giorni. Da qui la scelta di trasformare tutto questo in un libro, come avevo già fatto per la guida sulla ciclabile Berlino Copenhagen. Ci sono voluti quasi due anni per scriverlo, l’ho finito a Milano, dove sono tornato a vivere.

Quando hai fatto il tuo primo giro intorno al muro? Quanti ne sono seguiti?

Non c’è un momento preciso, l’ho percorso a pezzi e in più uscite cercando di unire i miei momenti liberi alla gestione familiare. Le parti attorno alla città le ho fatte più volte, accumulando nozioni e interviste, spesso tornando indietro. Ho pedalato molto da solo, ma anche insieme ad amici. È stato un viaggio nel viaggio.

Tra le tappe più belle della parte cittadina della ciclabile, cosa suggerisci?

Bernauer Straße è una tappa molto immersiva. In un chilometro ci sono moltissime cose da vedere che riguardano la storia del muro. Qui, la divisione tra le due Berlino era molto sottile e per questo furono costruiti numerosi tunnel per la fuga. Oggi in questa zona ci sono molti memoriali, è un posto iconico, un museo diffuso a cielo aperto del muro: puoi entrare nei musei – tutti gratuiti -, camminare, bere un caffè. Ed è anche una tappa conosciuta per una foto senza tempo: quella del soldato Hans Conrad Schumann, che durante la costruzione del Muro, per primo, riuscì a fuggire dal settore sovietico. Lo fece saltando il filo spinato, che è oggetto della foto famosa.

E al di fuori della città? Che tappa della ciclabile consigli?

Postdam dove si pedala tra il muro e il lago Wannsee. È un posto molto bello: c’è l’acqua e passando dalla ciclabile si vedono i palazzi neoclassici di Potsdam. Si pedala a bordo lago e ci si può fermare in qualche Biergarten: qui la pedalata è piacevole, non ci sono i semafori della città, è tutto molto armonico e dolce. Ci sono saliscendi, si passa nel bosco, è un tragitto profumato. Per chi vuole aggiungere un’esperienza, può anche raggiungere l’Isola dei Pavoni (Pfaueninsel), si arriva con il traghetto ed è una riserva naturale sul fiume Havel.

Un’altra tappa imperdibile per chi cerca un luogo insolito?

Spandauer Forst è una tappa immersa nella natura. La ciclabile segue il tracciato della strada che le pattuglie orientali utilizzavano per presidiare il Muro, le tracce sono ancora evidenti. Questa tappa è anche un luogo di curiosità, come l’Eiskeller, la ghiacciaia, che durante gli anni del Muro divenne una exclave e ci vivevano tre famiglie. Nel 1961 un ragazzino di dodici anni raccontò di essere stato fermato e trattenuto da guardie di confine orientali e di non aver quindi raggiunto la scuola, saltando le lezioni. Nei giorni successivi, dopo una forte polemica, un tank alleato lo scortò a scuola. Anni dopo il ragazzo confessò di essersi inventato tutto, per saltare scuola. Questo fa capire che il confine non era perfetto. Sempre in questa tappa, ci sono anche le torrette di avvistamento a vedere i falchi e i Martin Pescatore di fiume, gli Alcenidi.

Un museo da non perdere.

Il Tränenpalast, Palazzo delle Lacrime, in centro città accanto alla stazione di Friedrichstraße. Questo era il luogo in cui ci si poteva salutare per l’ultima volta, quando si tornava all’ovest, che è stato spettatore di  innumerevoli distacchi dal 1961 al 1989. Oggi è un museo interessante.

Al Checkpoint Charlie c’è una sezione dedicata alle fughe più incredibili. Ce ne racconti una esemplare?

Una eccezionale è quella dell’ex meccanico Hans Peter Strelczyk e del suo amico Gunter Wetzel, insieme alle loro famiglie. La fuga ha origine tra la Turingia e la Bavaria con l’idea di fuggire all’Ovest ed è anche diventata un film della Walt Disney del 1982, Fuga nella notte. L’impresa, riuscita, è stata quella di costruire un enorme pallone aerostatico cucendo in casa sessanta pezzi di teli e lenzuola che li hanno portati ad oltre 2000 metri di altezza. Un’altra impresa, questa volta in città, è quella della costruzione di un tunnel che ha permesso la fuga di 57 persone.

Un film da vedere prima di partire.

Sonnenallee, che in italiano è “In fondo al viale del sole”. Davvero molto particolare, e splendida la colonna sonora. Un film da vedere per le sue atmosfere, che ricostruiscono molto bene Berlino negli anni Ottanta. Quasi, meglio di un documentario.

Ultimissima domanda, cosa vorresti dire a chi sta per partire per un viaggio a Berlino?

Di prepararsi ad una città in cui si respira aria da weekend, ogni giorno. Non c’è caos, è facile girare con i mezzi pubblici, anche se devi andare fuori città. Quando vivevo lì mi piaceva molto questa sensazione di vivere perennemente senza lo stress feriale. A Berlino puoi permettermi di perdere tempo, non hai il peso sociale di fare nulla, e per una persona che ha bisogno di ritrovarsi, è una bella opportunità. Poi però sono tornato a Milano ma, non lo nascondo, la voglia di ripartire c’è ancora.

Vuoi leggere tutto il libro? Guarda il sito di ediciclo.
Ti è venuta voglia di partire per Berlino? Qui, il programma del nostro viaggio.

 

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