Un amor di Drava

Il corso della Drava, il più lungo fiume che nasce in Italia, è un buon pretesto per una lunga cavalcata attraverso tre Paesi. Una grande classica del cicloturismo fra deliziosi villaggi, città cosmopolite e qualche salita a sorpresa.

La ciclabile della Drava tra Italia, Austria e Slovenia

Quello che spira nell’alta Val Pusteria è spesso un vento di festa. Dobbiaco, benedetta da un clima salubre e incorniciata da un anfiteatro di vette dolomitiche, è viva e popolata in tutte le stagioni. Tra il 1908 e 1910 ai suoi villeggianti si aggiunse un nome di spicco come quello di Gustav Mahler, che vi compose il celebre Canto della terra. Alla ricerca di ispirazioni agresti più prosaiche, ma di certo non meno piacevoli, oggi i ciclisti invadono le sue strade nella stagione estiva.

A Dobbiaco poi, oltre alle composizioni orchestrali, nascono fiumi: il Rienza che prende la via dell’ovest e dell’Isarco, e la Drava, che scende verso est mirando a mete più lontane. E poiché è il corso della Drava che andremo a seguire, non si poteva lasciare la bella Dobbiaco senza una capatina alla sua sorgente. Arrivarci non è difficile, basta superare la stazione dei treni verso S. Candido per allontanarci dal fondovalle, dove una strada forestale alle pendici di Cima Nove porta dritto alla fonte.

Siamo quasi all’ombra delle dolomitiche Tre Cime di Lavaredo, e quello che abbiamo di fronte è un normale abbeveratoio di montagna; la fontanella d’acqua scorre da una canalina che la convoglia su un grande tronco scavato e, se non fosse per una tabella posta poco lontano, sarebbe difficile capire che ci troviamo alle sorgenti della Drava.

Sarà anche banale, ma quanta emozione toccare sul nascere quelle poche gocce, pensando che sono destinate a un lungo percorso, e quanta soddisfazione nel riempire la borraccia sapendo che a dissetare non è una fontanella qualunque, ma l’acqua che dà il via al più lungo tra i fiumi di origine italiana! Già, perché, dopo il breve tratto italiano, la Drava bagnerà altri 4 stati prima di confluire nel Danubio in terra croata, con un viaggio totale di 749 chilometri.

La più amata

Percorrere sin dalle origini la ciclabile della Drava è come seguire un filo d’Arianna. Basta accodarsi alla fiumana di ciclisti che caratterizza il tratto iniziale, per arrivare a Lienz senza perdersi. Se si facesse un sondaggio, la Drauradweg sarebbe probabilmente proclamata la ciclabile per eccellenza, la più amata dagli italiani. Il merito va tutto allo splendido scenario di montagne che la dominano, ma soprattutto alla piacevole discesa che caratterizza buona parte del percorso. Un tracciato impagabile e a portata di tutti, che buoni amministratori hanno saputo sfruttare a dovere, permettendo il ritorno a bordo di treni attrezzati per il trasporto bici. Ma la vera Drauradweg va ben oltre quanto sopra: superata la gettonatissima tratta del Tirolo Orientale, dove più che i pedali si usano freni e campanello (in agosto sembra quasi di essere nell’accalcatissima Strada Nova di Venezia), inizia il vero appagamento della pedalata.

Nella quiete degli spazi che diventano ora più aperti si assaporano nuovi orizzonti, e il fiume che ha preso maggior vigore ci accompagna fedelmente nella marcia verso voi  attraverso la Carinzia cosparsa di laghi, fino a superare le montagne del Pohorje in Slovenia. La ciclabile infila uno dopo l’altro castelli, chiesette, borghi montani e città a misura d’uomo; il tutto immerso in una natura dolce e ben conservata, che solo al ritmo lento della bici si riesce ad apprezzare appieno. Sì, perché la ciclabile della Drava alterna azione e relax, cultura e natura e infonde pace e sicurezza. E il fiume è sempre lì, a indicare come una stella cometa la via della meta, rivelandosi un compagno di viaggio ideale, capace di rilassare la mente quando borbotta con il suo dolce fragore, o una guida silenziosa, pronta a muoversi tra le anse ed incline all’adagiarsi tranquillo tra le rive di un’ampia valle.

Eppur si sale

Da Dobbiaco fino a Maribor il fiume percorre circa 350 km e scende di un migliaio di metri. La pista ciclabile è invece un po’ più lunga, poiché si attarda con gusto in tracciati alternativi e divagazioni che modificano sensibilmente l’altimetria complessiva, che arriva a superare i mille metri di salita. Se ne è accorta anche Sara, compagna di viaggio in questa insolita avventura, e alla prima esperienza su un percorso cicloturistico da più di un giorno, che, dopo aver assaporato le dolci  discese di Lienz, ha dovuto mettere mano ai rapporti da montagna, per far fronte ai vari saliscendi disegnati dai capricci della natura. Nulla di impossibile, anzi, a portata di adulti e giovanissimi, ma se è indiscusso che l’acqua scivola verso il basso, è pure vero che le ciclovie lungo i fiumi possono portare a volte verso l’alto.

È l’imbrunire quando ci sediamo in una vinoteka di Maribor, degustando al cospetto della Drava un buon bicchiere di vino sloveno. In fondo, dopo tanta birra ci voleva! In mezzo al fiume gareggiano alcune moto d’acqua, che rompono il piacere del silenzio e rombano sprezzanti della purezza delle tante goccioline uscite incontaminate dalle nostre Dolomiti. Il destino di tutte le cose a contatto con l’uomo. Meglio girare lo sguardo e ammirare la quattrocentesca vite aggrappata al muro, augurandole di produrre ancora secoli di buoni grappoli e buon futuro.

La ciclabile della Drava è anche tra i consigli di Girolibero per la prima vacanza in bicicletta. Scopri tutti gli itinerari, con percorsi anche per famiglie.

 

 

Questo articolo è tratto dalla rivista “Itinerari e Luoghi”.

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