5 cose da sapere prima di un viaggio in Cambogia

” I vietnamiti piantano il riso, i cambogiani lo guardano crescere, i laotiani ascoltano il suono del riso che cresce.”  Proverbio francese

Io in Cambogia non avevo molta voglia di andarci.

Mi ero trasferita da qualche mese in Thailandia e avevo scelto Koh Tao come casa. La Koh Tao di allora ha poco a che fare con quella di adesso e quando ci sono tornata, dopo dieci anni, stentavo a credere che si trattasse dell’ isola sperduta dove avevo vissuto per mesi in un bungalow abbarbicato su una roccia. I giorni allora si susseguivano lenti e accorgermi che il mio visto stava per scadere fu una doccia fredda. Dovevo uscire dal paese.
D’altronde, come diceva Terzani: “Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere.” E in effetti quella che sembrava una scocciatura si trasformò in uno dei miei viaggi in solitaria più straordinari. Un viaggio che non smetterò di consigliare!

Cambogia: ieri e oggi

La piccola Cambogia, racchiusa tra le famose Thailandia e Vietnam, è un paese in trasformazione. Solo recentemente emerso dagli orrori della guerra e del genocidio, si è aperta ai visitatori con un sorriso e un “sampeah”  (saluto formale a mani giunte, accompagnato da un piccolo inchino). Nonostante le atrocità, lo spirito cambogiano resiste e oggi, il regno delle Meraviglie, è pronto per i viaggiatori curiosi. La capitale, Phnom Penh, è più semplice delle metropoli asiatiche vicine: le sue vie trafficate sono facili da navigare in “tuk tuk” e i mercati profumano di frutta fresca e dello sfrigolio delle cucine in strada. Subito dopo aver lasciato Phnom Penh, vi troverete nella campagna fatta di villaggi costruiti su frammenti di terra tra verdi risaie, e da lì verso foreste lussureggianti, casa di elefanti asiatici, orsi malesi, bufali, leopardi, scimmie. Sembra bello vero? Lo è!

Ma prima di prenotare il nostro viaggio ecco una lista di cose utili da sapere.

1. Col buddismo non si scherza

Guglie d’oro e  tetti a vela spuntano dalla distesa urbana di Phnom Penh per riemergere nella campagna costellata di palme. Questi edifici sacri si chiamano “wats” e sono i templi, o pagode, dei cambogiani. Ci vivono i monaci e sono luoghi di culto e centri culturali per lo studio del buddismo, religione del 95% degli abitanti. Ogni mattina vedrete i monaci nelle loro vesti arancioni camminare per le strade chiedendo offerte di cibo, e non, ai fedeli. Ricordatevi di rispettare questo popolo così credente. I cambogiani sono di indole pacifica, quindi, quando un turista gira a petto nudo o una viaggiatrice si mette in bikini in città, non alzano la voce. Non pensiate però che non si offendano. Il buddismo domina il paese e i cambogiani sono gente modesta e pudica: adeguatevi. Nei luoghi di culto, le donne dovrebbero coprirsi le spalle e indossare gonne o pantaloni sotto le ginocchia, e gli uomini dovrebbero evitare le canottiere. Alcuni turisti si sono ritrovati in tribunale recentemente per aver posato nudi ad Angkor Wat. Ricordatevene ogni volta vi venga in mente di darvi al naturismo tra Sisophon e Kampot.

2. “When in Rome, do as the Romans do”

Cercate di capire quali sono le principali regole di comportamento: mettersi al posto degli altri è un esercizio che, oltre a colmare il gap culturale, ci insegna a stravolgere le nostre certezze per imparare cose nuove.
Salutate alla cambogiana: niente stretta di mano ma sampeah. 
Non fate perdere la faccia a nessuno: per loro è una questione di primaria importanza. L’imbarazzo viene sottolineato da risatine isteriche che quasi sicuramente aumenteranno il vostro disorientamento. Se vi capita quindi che specificando “non molto piccante” alla cameriera, questa vi guardi smarrita e si metta a ridere, potete tranquillamente preoccuparvi: quasi sicuramente non ha capito! Verificate il vostro ordine.
In generale “keep calm” è la regola da tatuarsi come un mantra: proprio per non far perdere a nessuno la faccia, arrabbiarsi, alzare la voce o insultare, non è utile. Anzi causerà solo imbarazzo nei vostri interlocutori, che di rimando saranno ancora più chiusi e criptici.

3. Il colore dei soldi: come spendere

Ricordatevi che siete in Asia, e quindi, tutto, o quasi,  è aperto a trattative. Quando fate shopping offrite la metà di quello che vi hanno chiesto e fate finta di andarvene per farvi richiamare: tutto il mondo è paese.
La moneta cambogiana è il riel, ma i dollari americani sono generalmente accettati. I riel vengono usati per piccole transazioni.
Nonostante l’economia in crescita e la classe media in aumento, le zone turistiche brulicano di mendicanti. I bambini spesso vendono libri, braccialetti o chincaglierie nei pressi di bar e ristoranti, giorno e notte. Non importa quanto siano strazianti i loro occhi, non dovreste cadere nella trappola di fare acquisti o dar loro dei soldi, in quanto non serve ad altro se non ad alimentare il circuito di sfruttamento di cui questi bimbi sono vittima. Siate però generosi coi cambogiani: guadagnano pochissimo e sorridono tantissimo!

4. 4 stagioni calde tra cui scegliere

A decidere che stagione sia è il monsone. Le piogge dividono l’anno in 4: da marzo a maggio il clima è caldo e secco, da giugno ad agosto caldo e umido, da settembre a inizio novembre temperato e umido, da novembre a febbraio temperato e secco. Caldo in Cambogia è caldo davvero, con temperature anche oltre i 40 gradi.
Quando si visitano i templi i tour all’alba sono i migliori sia per foto che per evitare l’umidità e il caldo delle ore centrali. Specialmente se viaggiate con bambini sappiate che non resisteranno a lungo ne tra le rovine di Angkor Wat, ne tra i templi di “Tomb Raider”, Ta Prohm. Il nostro viaggio a capodanno è quindi nel momento ideale, con temperature miti e niente pioggia.

5. Breve corso di lingua Kmer

Come sempre poche parole nella lingua locale portano lontano e ripagano lo sforzo con grandi sorrisi:

Ciao: Sou sdey

Grazie: Ah kun

Come stai?: Soksaby?

Scusate: Sohm tou

Arrivederci: Li hi

 

Pronti a partire?
La Cambogia potrebbe essere la vostra buona occasione, sappiate riconoscerla. Quello che successe a me, e come fu uno dei miei viaggi più emozionanti, invece, è un’altra storia.

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