Aksum, antico regno dell’Etiopia

Axun

Se l’Etiopia è la culla dell’umanità, la città di Aksum a nord del Paese è il luogo in cui la cultura etiope iniziò a prendere forma. Posta nella regione del Tigrè ai piedi delle montagne di Adua, in una zona un tempo ricoperta da fitte foreste grazie ad un microclima che consentiva la caduta di piogge abbondanti e quasi completamente disboscata in seguito dai nemici durante le guerre per cercare di indebolire le popolazioni locali, la città di Aksum fu la sede centrale dell’omonimo potente regno, che dominò nel suo periodo più fiorente gran parte delle terre vicine.

Il regno di Aksum 

Nel I secolo d.C. le terre del regno di Aksum comprendeva grandi aree di Eritrea, Yemen, Gibuti, parte dell’Arabia Saudita del Sud e dell’ovest della Somalia estendendosi fino a nord del Sudan. Il suo accesso sia al mar Rosso che al fiume Nilo avvantaggiava Aksum nei commerci con l’impero bizantino e romano e persino con l’India, dove esportavano principalmente avorio, oro e smeraldi. Il regno fu dapprima risparmiato dal dominio dei musulmani perché gli aksumiti furono tra i primi ad aver offerto loro rifugio durante la guerra, ma conobbe il suo declino finale per loro mano nel 950.

Il governo etiope è riuscito a ripristinare gran parte del paesaggio verde grazie alla costruzione di una serie di terrazzamenti con muri a secco che arrivano sopra i 2.000 metri, che permettono di trattenere l’acqua e non farla disperdere defluendo a valle, facendo riacquisire al terreno la sua fertilità originaria. Gli aksumiti furono il primo popolo africano a coniare moneta e proprio grazie ad essa oggi si è riusciti a ricostruire la cronologia dei regnanti che si sono avvicendati al trono ed altre informazioni essenziali su questa civiltà secolare. Molte di queste monete sono state ritrovate in India, a testimonianza dei fervidi scambi commerciali di spezie e tessuti che avvenivano con l’Oriente.

Gli aksumiti  svilupparono anche l’alfabeto ge’ez, uno dei più antichi del mondo e che oggi viene ancora utilizzato durante le cerimonie liturgiche della Chiesa Ortodossa Etiope. A nord della città si trova la pietra di Ezanà, sotto il cui regno avvenne la conversione da paganesimo a cristianesimo, ed è una sorta di Stele di Roseta con un’iscrizione in tre lingue diverse: greco, ge’ez e sabeo. Gli aksumiti svilupparono anche un particolare stile architettonico molto riconoscibile nelle chiese e nei monumenti principali della città di Aksum, caratterizzata anche dalla presenza di numerosi alti obelischi che si pensa venissero eretti dagli aksumiti per segnalare la presenza di una tomba. L’obelisco che si trovava a Roma in piazza di Porta Capena vicino al Circo Massimo dove fu portato come bottino di guerra al ritorno della campagna colonialista mussoliniana, veniva proprio da questa città, dove ha fatto ritorno nel 2008. La maggior parte degli obelischi è custodita al Parco delle Stele, a nord della città, dove potrete sentirvi intimiditi dalle dimensioni di questi giganti di pietra.

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Alfabeto Ge’ez

Lo scrigno che custodisce l’Arca dell’Alleanza

Proprio di fronte al parco, si trova la Cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion che è considerata la chiesa più importante d’Etiopia e come tale è la principale meta di pellegrinaggi. Al suo interno dicono sia custodita l’Arca dell’Alleanza, la preziosa cassa di legno ed oro in cui erano custodite le Tavole delle Leggi con i Dieci Comandamenti che Mosè portò al suo popolo e che secondo la tradizione etiope fu donata da Re Salomone al figlio Menelik, che regnò in queste terre. Nessuno sa se l’Arca sia davvero all’interno della chiesa, perché viene considerata un oggetto di culto con un valore di sacralità talmente elevato, che può esser mostrata solo agli occhi del suo custode, che dedica la sua intera vita alla tutela dell’Arca vivendo in solitudine all’interno della Cappella del Tabot adiacente alla chiesa dove si suppone sia conservata.

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Cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion

Misteri a parte, la cattedrale è espressione del tipico stile architettonico aksumita e le elaborate decorazioni delle finestre mi ricordano le chiese monolitiche viste a Lalibela. Questo era anche il luogo dove avveniva la tradizionale cerimonia dell’incoronazione degli imperatori etiopi. La conversione alla cristianità da parte degli aksmuti, che prima erano devoti alle divinità pagane legate agli elementi naturali, avviene durante il regno di Ezanà. La leggenda racconta che alla morte del re, la regina rimasta vedova affidò il figlio e delfino al trono Ezanà al tutorato di Frumenzio, uno schiavo di origine siriana di fede cristiana. Lo schiavo influenzò molto le idee del suo protetto, cercando di avvicinarlo al Cristianesimo e durante il suo tutorato, che prevedeva anche la gestione di parte delle risorse finanziarie del regno, permise di edificare chiese cristiane per i mercanti di passaggio nella zona permettendo anche la libera professione della fede e l’evangelizzazione. Ezanà fu molto influenzato dalle sue idee ed una volta salito al trono adottò ufficialmente la fede cristiana. Frumenzio divenne invece il primo Abuna, cioè vescovo, cristiano etiope. Oggi in questa zona convivono Tigrini, che sono la maggioranza e sono cristiani ortodossi, ed i Tigrè, musulmani sunniti. Aksum è una vera città cosmopolita, dove le diverse culture ed influenze hanno lasciato il segno del loro passaggio, crocevia dell’incontro tra la cultura Araba, quella Nubiana, Indiana ed Egiziana.

Il bagno della regina di Saba

Il Kebra Nagast è un antico testo etiope considerato fondamentale sia dal punto di vista religioso che storico dove attingendo a Vecchio Testamento, Vangeli e Corano, vengono raccontate le vicissitudini dell’Etiopia, mitiche o reali che siano. In questo testo si parla della mitica e ricchissima regina di Saba, chiamata Makedà, ed a come la sua unione con re Salomone abbia generato Menelik dando origine alla dinastia dei regnanti etiopi. Il mito di Saba è molto sentito qui in Etiopia e nella città di Aksum un bacino idrico che ha fatto da fonte di approvvigionamento d’acqua per tutta la zona, viene indicato come la vasca in cui usava immergersi la regina avvolta dall’aroma delle spezie che profumavano l’acqua, anche se storicamente non si trova nessuna conferma di questo. Gli ampi gradoni scavati nella roccia e le grandi dimensioni delle vasche conferiscono un’atmosfera di solennità e sacralità a questo luogo. Vediamo alcune donne etiopi lavare i panni nella fonte ed altre trasportare l’acqua potabile verso casa nei chocho, grandi anfore di argilla scura e ci godiamo il tramonto guardando gli obelischi che si stagliano il lontananza sul cielo infuocato.

Non vedi l’ora di partire per l’Etiopia? Ecco tutte le nostre partenze.

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