Viaggiare con i libri: Cina

La Cina è il Paese più popoloso al mondo, il terzo più grande per estensione e comprende una notevole varietà di paesaggi e di culture. Se prendiamo una carta della Cina, possiamo percorrere itinerari affascinanti e intriganti: dalle vette della catena dell’Himalaya, alle steppe del Turkestan cinese, attraverso i deserti del Gobi e del Taklamakan, navigando lungo i grandi fiumi, raggiungendo città immense come la capitale Pechino e arrivando sino alle coste dell’Oceano Pacifico, nel Mar di Bo Hai, dove termina l’imponente Muraglia cinese.

La civiltà cinese vanta una ricchissima storia che merita di essere scoperta dal viaggiatore di oggi. L’itinerario letterario proposto vi fornirà i primi spunti di lettura per partire alla scoperta della millenaria cultura cinese.

Lungo la Via della Seta: “Il cammello battriano” di Stefano Malatesta (Beat)

I cavalli erano la maggiore attrazione del mercato (…) Rimasi incantato ad ammirare i volteggi scuri, gli arresti imperiosi, la scioltezza morbida con cui stavano in sella i cavalieri che venivano dalle steppe. Kirghisi, kazaki, mongoli, uiguri, tagiki, che d’estate salivano dalla pianura per raggiungere i grassi pascoli delle montagne. Ma la domenica riscendevano, attratti dal mercato di Kashgar. La città esiste da almeno duemila anni.

Stefano Malatesta è un giornalista e viaggiatore italiano. Studiando gli oggetti esposti nelle sale d’arte orientale del British Museum di Londra, Malatesta scopre un rotolo buddhista – Diamond Sutra – stampato nel 866 d.C. in Cina. Il prezioso oggetto è stato portato in Inghilterra dagli archeologi che lavorarono in un’oasi sperduta nel Turkestan Cinese, non distante dal deserto del Taklamakan. La scoperta del rotolo è il pretesto per intraprendere un viaggio lungo la Via della Seta: Malatesta parte da Peshawar, in Pakistan, attraversa una parte del Pamir tagiko, tocca Kashgar – città millenaria – e raggiunge infine Tun-huang, alle pendici della catena montuosa del Nan Shan. Lungo l’itinerario, Malatesta snocciola aneddoti, curiosità, storie e fatti legati a questa affascinante quanto sconosciuta regione cinese, riuscendo perfettamente nell’intento di appassionare e stupire il lettore.

Tre figlie della Cina: “Cigni selvatici” di Jung Chang (trad. L. Perria, TEA)

All’età di quindici anni mia nonna divenne concubina di un signore della guerra, un generale capo della polizia di un inconsistente governo nazionale cinese. Era il 1924, e la Cina era in preda al caos. Gran parte del suo territorio, compresa la Manciuria dove viveva mia nonna, era governata dai signori della guerra. L’unione fu combinata dal padre di lei, un funzionario di polizia di Yixian, una cittadina di provincia della Manciuria sudoccidentale, che si trova a circa centosessanta chilometri a nord della Grande Muraglia e quattrocento chilometri a nordest di Pechino.

Jung Chang è la prima donna cinese a conseguire un dottorato all’estero. Negli anni Novanta, Bao Qin, sua madre, raggiunge la figlia a Londra per raccontarle la storia sua famiglia; Jung Chang è talmente impressionata dalle vicende da decidere di scrivere un romanzo. Yu Fang, la nonna di Jung Chang, nasce e diventa adulta nella Cina feudale, un’epoca in cui le donne subivano la dolorosa pratica della fasciatura dei piedi e la maggiore aspirazione era divenire concubine di un ricco nobile. Bao Qin, la madre di Jung Chang, nasce mentre la Cina cambia: su modello degli stati europei, prende avvio una Rivoluzione. Sotto la guida di Mao, la Cina diventa un immenso stato comunista, ma durante il Grande Balzo in Avanti avviene il disastro: lo stravolgimento dei ritmi naturali della campagna, genera una carestia di proporzioni ineguagliabili e porta alla morte oltre trenta milioni di cinesi. Quando Jung Chang nasce, il comunismo è ancora molto forte in Cina, benché i tempi duri vissuti dalla nonna e dalla madre siano lontani, tanto da riuscire a migrare in Inghilterra per motivi di studio.
“Cigni selvatici” di Jung Chang è il romanzo ideale per immergersi in quasi un secolo di tumultuosa storia cinese, seguendo gli episodi – talvolta molto drammatici, talvolta più felici – della famiglia dell’autrice.

Un torinese a Pechino: “My little China girl” di Giuseppe Culicchia (EDT)

Sappiate solo che Pechino è un luogo misterioso, a meno che nel corso della vostra vita non abbiate studiato con un certo profitto il mandarino. E sappiate altresì che Pechino è una di quelle poche località del Pianeta che per ora ci ospita in cui al giorno d’oggi ci si sente davvero stranieri. Più che in qualsiasi città europea o nordamericana o sudamericana o australiana. Più che in qualsiasi città nordafricana, centrafricana, sudafricana o indiana. Più che a Mosca o a Tokyo o a Timbuctù. Perché in tutti questi posti, e in parecchi altri ancora, con un po’ di inglese o di francese o di spagnolo o di tedesco più o meno ce la si cava. Ma a Pechino no. A Pechino non ce n’è.

Il giornalista e scrittore italiano Giuseppe Culicchia sbarca a Pechino con l’idea di fare il pieno della cultura cinese, gastronomica e sociale. La prima little China girl di Culicchia è una giovane cinese che si fa chiamare Calla, pronta a mostrare all’italiano le meraviglie di Pechino. Quanto Culicchia chiede alla little China girl di un certo Ristante del Partito Comunista Cinese, Calla scompare e al suo posto arriva Clala. Il giornalista però si impunta: vuole a tutti i costi andare a mangiare l’anatra laccata nel Ristoranre del Partito Comunista Cinese.  Il risultato del viaggio di Culicchia è “My little China girl”, un reportage divertente e ironico che gioca sulle differenze tra Cina e Italia, raccontando la Cina di oggi, dove è ancora presente una forte censura, dove il nuovo si fa spazio tra il vecchio, ma dove si resta legatissimi alle tradizioni antiche, dove l’economia cresce a ritmi vertiginosi. E dove, soprattutto, un viaggiatore italiano può a tutti gli effetti sentirsi un vero straniero.

Sguardo sulla letteratura cinese moderna: “Un tè con Mo Yan” di Mauro Del Corona (O barra O edizioni)

(…) la letteratura e la vita danno ciascuna le risposte che l’altra tace, e se la letteratura è una specie di vita, la vita a sua volta è anche letteratura (…) Gli scrittori possono anche avere nazionalità diverse ma la letteratura è senza confini. La buona letteratura appartiene a tutto il genere umano.

“Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi” è un ottimo libro per addentrarsi nella letteratura cinese contemporanea: il giornalista Mauro Del Corona conduce il lettore nel cuore letterario di un Paese immenso, ricco di opportunità ma pieno di contraddizioni. Gli spunti di lettura che il volume fornisce sono notevoli: gli scrittori cinesi non ancora tradotti in italiano sono un’infinità, ma nelle nostre librerie si possono trovare almeno gli autori principali. In Cina c’è ancora moltissima censura: alcuni autori sono costretti a pubblicare a Taiwan, altri vengono espulsi dalla Cina per ciò che hanno scritto, ad altri vengono oscurati siti internet e blog personali. Per comprendere un Paese complesso come la Cina Del Corona non ha dubbi: è necessario sì viaggiare, ma anche documentarsi e leggere il più possibile. Più si è curiosi di conoscere, più sarà immediato comprendere il nostro tempo.

Zeppelin ti porta a scoprire la Cina sia a primavera che in estate, con itinerari perfetti per chi è al suo primo viaggio in questa destinazione, o per chi cerca invece qualcosa di più insolito e meno battuto.

 

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