La bellezza nascosta dell’Armenia, perché partire subito

Se si venisse costretti a scegliere poche semplici parole per descrivere l’Armenia, probabilmente, tra i suoi visitatori emergerebbe un aggettivo: sottovalutata. Nessuno qui intende spacciare l’Armenia per un luogo lontano e misterioso di cui pochi avventurieri possono raccontarne le bellezze, ma c’è da riconoscere che questo piccolo Paese del Caucaso resta ancora – e speriamo a lungo – una gemma che il turismo di massa non ha intaccato con la sua brutalità omologatrice.

Dell’Armenia infatti si sa poco e spesso si conoscono solo le pagine più drammatiche. Inoltre, se la si nomina, è raro trovare qualcuno che sappia citare una tappa imperdibile prima di averla vista in prima persona. Insomma, nel nostro immaginario manca quel luogo turistico che si deve per forza visitare per poter dire “io lì ci sono stato”. Si parte con poche fumose aspettative ed è qui che si crea una specie di vuoto che lascia tanto spazio allo stupore.

Se si guarda alle persone e all’identità nazionale, l’Armenia è proprio tutta d’un pezzo. Fieri della lingua, orgogliosi della religione e convinti promotori della propria cultura: gli armeni hanno un carattere socievole e discreto, ma una fortissima dedizione nel raccontare la propria storia, ricca di dettagli coinvolgenti.

La sacralità dell’alfabeto armeno

Partiamo dalla lingua o, meglio, da quello che ne ha fatto da custode: l’alfabeto. Diversamente da altri idiomi, l’armeno ha un alfabeto con data di nascita e autore certi. Nel 405 d.C. il monaco Mesrop Mashtots disegna forme armoniose per ciascun suono della lingua, consapevole che la predicazione cristiana non poteva espandersi se il messaggio delle Sacre Scritture continuava a essere scritto esclusivamente in greco o siriaco. Ancora oggi gli armeni amano il proprio alfabeto, perché mezzo fondamentale per difendersi dai tentativi di assimilazione degli altri popoli, ma anche perché tassello costitutivo di un altro strumento che ha, nella percezione collettiva armena, un carattere di sacralità: il manoscritto e, in generale, il libro. Come si può imparare nella Biblioteca Matenadaran della capitale Yerevan, nella storia del Paese più e più volte i monaci e il popolo si sono impegnati eroicamente per mettere in salvo il proprio patrimonio scritto. Il Matenadaram mostra gli antichi gioielli dell’arte scritta, preziosissime pergamene e miniature dai colori vivaci.

La religione cristiana come identità nazionale

C’è poi la religione, che potremmo definire motore e corazza degli armeni. La fede in Cristo è una robusta ossatura che da secoli sostiene il popolo: il Regno d’Armenia fu infatti il primo al mondo a proclamare il Cristianesimo religione di Stato, ancora agli albori del IV secolo d.C. Per un popolo che praticamente da sempre intreccia la religione con l’identità nazionale, i monasteri si affermano come i luoghi più rilevanti e simbolici. Su tutto il territorio si stagliano questi edifici, che si distinguono per le loro linee eleganti, sobrie e austere; i colori delle pietre con cui furono costruiti variano dal grigio chiaro all’arancio e marrone ma, in tutti i casi, si ergono ai nostri occhi integrandosi in modo estremamente armonioso nel territorio circostante, tanto da dare l’impressione di essere lì da sempre. Le viste di cui si può godere da questi posti sono spettacolari: gole, canyon, laghi o montagne… in tanta maestosità, risulta impossibile per il viaggiatore scegliere quale sia il più bello.

I monasteri armeni: luoghi antichi e maestosi

Per respirare la storia, il monastero di Geghard primeggia non solo perché tra i più antichi, ma anche perché costituito da varie chiese scavate nella roccia e disposte su più piani. All’interno vi è poi una piccola sala con una acustica perfetta, tanto da essere ancora utilizzata per piccole esibizioni corali dove il suono avvolge e strega gli ascoltatori.

A Noravank, invece, anche il fotografo più scarso può fare uno scatto di cui andare fiero a vita. Questo monastero ha un vibrante colore aranciato che si sposa perfettamente con l’ambiente circostante, ovvero un lungo canyon roccioso dai toni rossi accesi. Il sito è costituito da due chiese di cui una ha una ripida e stretta scala esterna che permette di raggiungere il piano superiore proprio dalla facciata… Giusto per dare ai visitatori un vago brivido da arrampicata.

Immancabili sono poi i due monasteri del nord costruiti in epoca medievale, gli austeri Sanahin e Haghpat, i quali dominano un suggestivo altopiano. Sanahin, il cui nome significa “questo è più vecchio di quello” probabilmente in riferimento al vicino Haghpat, serviva non solo da monastero, ma anche da polo educativo con biblioteche e scuole. In modo simile, anche il monastero di Haghpat costituiva un centro di scienze, dato che ospitava una ricca collezione di diversi manoscritti.

Di tutt’altro tipo, nonché vero unicum nel Paese, c’è il tempio di Garni. Si tratta infatti dell’unico edificio religioso pre-cristiano rimasto in Armenia sopravvissuto all’opera di distruzione o sostituzione dei tempi pagani, ma anche l’unico tempio classico nel territorio dell’Urss. Situato sull’orlo di una scogliera triangolare, anche in questo caso la sola posizione del tempio è già di per sé un incanto.
Inoltre, in prossimità del tempio, si può raggiungere e ammirare una parete di formazioni basaltiche, con le loro colonne che sembrano tante canne di organo scolpite.

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Una natura integra, da gole verdeggianti a montagne imponenenti ed enormi altipiani

A proposito di natura, parliamo adesso di ambiente e geografia. Se gli armeni appaiono, come si diceva prima, un popolo tutto d’un pezzo,  non si può dire altrettanto del territorio. La prima cosa che appaga gli occhi e genera stupore è la differenza tra il nord e il sud del Paese. L’Armenia non è un Paese grande, la sua estensione è infatti paragonabile a quella del Belgio, ma spostarsi dal confine con la Georgia a quello con l’Iran regala panorami splendidi e diversi tra loro. Partendo da nord, le gole verdeggianti della regione di Lori progressivamente assumono i toni caldi del giallo e dell’ocra, fino ad arrivare nella regione del Syunik, dove estese montagne si alternano a enormi altipiani. È proprio qui, sul monte Ukhtassar, che si può ammirare non solo una vista mozzafiato ma anche un luogo dall’enorme valore archeologico: attorno a un piccolo laghetto d’alta montagna le rocce mostrano i segni del passaggio dell’uomo: incisioni rupestri decorano queste grandi pietre con raffigurazioni di uomini, animali ed elementi naturali.

Monte Ararat: dove l’arca di Noè si fermò

Ma l’Ararat? Forse questo è stato l’unico simbolo nazionale armeno capace di affermarsi nel tempo e nella cultura internazionale. Alto più di 5.000 metri, questo monte ha un valore sacro: si dice infatti che fu qui dove l’arca di Noé si fermò dopo il diluvio. Beffardamente, dal 1921 l’Ararat è stato inserito all’interno del territorio turco seppur la regione fosse tradizionalmente armena. Il monte si trova praticamente sul confine tra i due Stati e, dall’Armenia, lo si può ammirare nelle giornate terse anche dalla capitale Yerevan. Il luogo però tradizionalmente associato all’Ararat è il monastero di Khor Virap il quale dista solo 31 km e si afferma come punto più vicino al monte.

Seppur fuori dai confini politici, l’Ararat è a tutti gli effetti simbolo di questa terra, tanto da essere raffigurato ovunque: dai loghi delle università a quelli del calcio. Sempre l’Ararat è poi il nome di una vera delizia armena: il brandy, che si può assaggiare in tutto il Paese ma di cui si può anche visitare la produzione presso la fabbrica omonima nella capitale Yerevan.

Una canzone prima di partire

Per avere un tocco di atmosfera armena ancora prima della partenza si può ascoltare Luz I Luso di Tigran Hamasian, pianista di origini armene emigrato negli USA che mescola il jazz con la musica antica armena. Restando relativamente vicino a casa ma senza dover tirar fuori il passaporto non ci si può perdere a Venezia l’isola di San Lazzaro degli Armeni dove si può avere una piccola e interessantissima anteprima di viaggio.

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