Myanmar mon amour

“Era una terra sconosciuta. Un paese dove la gente amava i colori, un paese deliziosamente pigro, pieno di belle ragazze e di pessimi sigari.” R. Kipling

Il fascino delle carte geografiche

Ho subito sin da bambina il fascino delle carte geografiche. L’atlante delle scuole medie, le proporzioni inverosimili dei planisferi, la cartina politica dell’Italia, il mappamondo illuminato sul comodino a fare da lampada. Forse da lì, da questi primi viaggi con la fantasia, è nata la mia bramosia di conoscere il mondo, investigare i luoghi, decifrare le genti.

Viaggio in Myanmar: tutta l’unicità della Birmania

Geografia turistica

Dall’atlante De Agostini allo studio della geografia turistica il passo è stato breve. Il turismo, lo sappiamo, rappresenta anche l’acquisto di una particolare esperienza sociale e culturale. In questo senso, la ricerca di un contatto con le culture Altre, con quel famigerato Altrove che si perde nelle trame della condizione postmoderna, riveste un ruolo particolarmente importante e alimenta flussi sempre più imponenti. La caduta della distanza, l’implosione del lontano attraverso gli schermi che cadenzano le nostre giornate, la dissoluzione delle distinzioni moderne di soggetto e oggetto, autentico e inautentico, hanno diluito il concetto stesso di altrove, di altro da noi, rispetto al quale definirci. Se tutto è qui, identicamente presente, nella sequenza infinita di immagini che ci raccontano del lontano ma ce lo portano come un tutto indistinto nelle nostre case, allora noi chi siamo?
La ricerca dell’Altro culturale, del diverso da noi, risponde nelle sue forme più evidenti e diffuse ad un ‘ennesima perdita, la perdita dell’Altrove in quanto specchio nel quale leggere la nostra presenza. Dove si cela l’autentico? E io, che ho viaggiato in Asia in lungo e in largo, dove potevo andare ancora alla luce di queste digressioni?

Uno ci prova eh, ad arrivare dove non sono andati tutti gli altri. Il bisogno di spingersi altrove, dove non ci sono tanti turisti, dove arrivano i viaggiatori “veri”, mica la famiglia Brambilla insomma, ma i piccoli grandi Terzani “de noiartri”. Lo conoscerete bene tutti quel desiderio di essere viaggiatori e non turisti. Il turista romantico affronta disagi e rischi, per ritrovare uno spazio che non riporti segni del suo passaggio, riconoscendo nelle culture “intatte” un portatore di valori che la civiltà occidentale ha ormai dissolto.
È così che sono arrivata in Birmania. Ancora fuori dal tragitto turistico, ancora magica e nascosta, quasi privata.

Myanmar Mon Amour

Alle 5 della mattina avevo lasciato il mio comodo letto ed ero uscita in strada a prendermi uno snack veloce, un roti vegetariano, prima di iniziare l’impegnativa giornata. La notte precedente aveva piovuto, la strada era bagnata, l’aria freddina ed ero tutta soddisfatta e contenta nella mia sciarpina e nell’unica felpa che avevo con me. In effetti pensavo che avendo avuto qualcosa di più caldo sarei stata meglio, presagendo il freddo sulla barca.

I motori a combustione delle barche ruggivano nel canale già da un’ora e io non mi ero propriamente svegliata in modalità zen: la finestra della mia stanza era sopra di loro e il rumore era stato brutale.

L’appuntamento era alle 5.30 al molo, e la ragazza che avevo incontrato il giorno prima sull’autobus da Bagan era già lì, a mangiare un uovo sodo e a chiacchierare con i nuovi amici che ci eravamo fatte durante il viaggio. Avevamo tutti quella faccia un po’ gonfia tipica delle prime ore del mattino e gli occhi umidi dal sonno, ma tutti eccitati per la giornata. Eravamo riusciti tutti ad arrivare al lago Inle giusti in tempo il festival annuale di 18 giorni e non vedevamo l’ora di saltare sulla barca e iniziare la nostra avventura. A volte sei nel posto giusto al momento giusto. A volte capita.

Le imbarcazioni erano di quelle tipiche del Sud Est Asiatico: colorate, di accostamenti azzardati, rosa e rosso, rosa e acquamarina, lunghe e strette. Avevano una fila di sedie, una dietro l’altra, 5 in totale. Ci sedemmo uno ad uno, l’acqua verdina sotto di noi e la barca poetica e sgargiante. Come predetto, il vento era freddo, ma il sole stava lentamente sorgendo su di noi, dietro le montagne sulla nostra sinistra, e i suoi raggi si posavano ben disposti sul mio viso.

Il Festival Phaung Daw Oo Paya

C’erano solo poche barche sul lago, tutte guidate dai loro battellieri, tutte nella stessa direzione, noi passeggeri tutti assorti nei nostri pensieri, ne santi ne eroi, verso quello che è l’evento più importante del lago: il Festival Phaung Daw Oo Paya.  ll festival si svolge tra settembre e ottobre, durante il mese di Thadingyut. I quattro sacri Buddha che sono normalmente al Phaung Daw Oo Payd, vengono trasportati nelle pagode dei piccoli villaggi limitrofi al lago. Le 4 statue sono ricoperte da così tante foglie d’oro che perdono la loro forma originale, mistificate nel contenuto e nella forma, per essere trasportate su una chiatta reale progettata a forma di hintha, uccello mitologico simbolo del Myanmar. La parata a testa delle statue, procede in senso orario attorno al lago e i Buddha sono custoditi nelle pagode per la notte. Un tripudio di suoni, di colori, di cibo odoroso, di canti e musiche che quasi stordiscono, di arie azzurrine al calar della sera. Perché non sarei dovuta esserci? Posto giusto e momento giusto, ancora una volta! Chi lo sapeva in fondo che ottobre era il mese strepitoso per visitare la Birmania?

Il Festival mi ricordava la Regata Storica di Venezia: le lunghe imbarcazioni, i vogatori colorati, il ritmo cadenzato dei remi sul filo dell’acqua. E’ nostalgico ma rassicurante come luoghi lontani finiscano in qualche modo inaspettato a ricordarci casa, come volti di altri popoli e colori ci facciamo ripensare a chi amiamo. Anche questo era riuscita a far emergere la Birmania.

Se cercate luoghi dell’anima, punti sulle cartine geografiche che siano ancora risparmiati dal turismo di massa, ancora ai margini del circuito più battuto, fatevi accogliere dai sorrisi birmani. Il Myanmar sarà stupore e novità. Tutto vi parrà sorprendente perché è una terra poco o niente raccontata, illustrata, riprodotta, esposta. Attraente, anche perché non somiglia a nessun’altra.

Sarete viaggiatori e non turisti.

Scoprite tutte le prossime partenze di Zeppelin per la Birmania, inclusa quella di ottobre proprio in occasione del Festival Phaung Daw Oo Paya.

 

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