Nepal: Never Ending Peace and Love

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Kathmandu, l’Everest, il buddismo, le bandiere tibetane e il piccante Dalbat, sì, il Nepal è tutto questo, ma è molto di più. Questo “in più” non lo si può raccontare ma lo si può respirare, vivere e sentire solo atterrando in questa terra (non troppo) lontana.

Il mio viaggio in Nepal

Kathmandu, da dove partire se non da qui?

Swayambhunath

Swayambhunath

Capitale del Nepal, ma soprattutto un vortice dal quale non puoi che lasciarti inghiottire. Una città di contrasti in cui motorini e piccole auto malandate corrono al ritmo di clacson impazziti perdendosi in stradine labirintiche offuscate da nuvoloni di polvere. Ad un certo punto, però, il freno a mano viene tirato ed è in quel momento che, scendendo dalla scatolina a motore, scopri l’altro lato di Kathmandu, quello pacifico, silenzioso, meditativo. Un esempio? All’ombra del grande Boudhanath, lo stupa simbolo della città, si sentono solo il battere di ali dei piccioni, qualche bambino che gioca e il cigolio delle ruote di preghiera che i devoti girano ripetendo i mantra buddisti. Questa sensazione di piacere si sente ancora più forte visitando il complesso di Swayambhunath. Arroccato su di una collina affacciata sulla città, il grande stupa bianco regala la precisa sensazione di leggerezza. La sua guglia dorata con dipinti gli inconfondibili occhi del Buddha ti fanno sentire protetto e la spiritualità ti invade inevitabilmente. Kathmandu non è un posto da visitare, è un luogo che ti conquista, dove liberarsi da pensieri e routine diventa spontaneo. 

Pokhara e la catena dell’Annapurna

Annapurna

Annapurna

Quando parti per il Nepal già immagini il momento in cui vedrai le sue imponenti cime innevate, te lo aspetti come un regalo a Natale. Nel mio Trentino di montagne ce ne sono tante, ma quelle del Nepal sono molto di più, sono pezzi di storia, sono spedizioni di alpinisti e per me sono veri e propri super eroi da Walter Bonatti alla giovanissima Tamara Lunger. Il Nepal però le cose non te le regala… te le fa bramare: per giorni e giorni le nuvole mi impedivano anche solo di immaginare i paesaggi. Arrivata all’ora del tramonto a Pokhara, punto di partenza per numerosi trekking e paradiso per gli appassionati di parapendio, mi sono sistemata in hotel e nella mia spaziosa camera, seduta sul letto, ho iniziato a fissare la grande vetrata. “Chissà che domani non sia la volta buona, per non sbagliare io le tende non le tiro”. La mattina seguente… un buongiorno migliore non poteva arrivare! Ho aperto lentamente prima uno, poi l’altro occhio ed ecco davanti a me il Machapuchare, noto anche come Fish Tail Mountain. Non tra le cime più alte del Nepal, ma comunque 6.993 m di bellezza allo stato puro. Le montagne mi fanno sempre lo stesso effetto, adrenalina e felicità. Zaino pronto, energia nelle vene e nel cuore e via per un trekking, che non può mancare se scegli questo Paese. Una scoperta lenta, passo dopo passo, un’esperienza che tutti possono fare. Io ad esempio ho scelto 3 giorni alla scoperta di una parte del circuito dell’Annapurna. Ti basta individuare il ritmo giusto per non sentire più i muscoli tirati e concentrarti solo sulle ampie vedute.

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Lo sapevi che in Nepal vivono i rinoceronti?

Ebbene sì, nel Parco nazionale del Chitwan, a sud del Paese, vivono animali che comunemente non sono associati al Nepal. Con un pizzico di fortuna puoi avvistare il rinoceronte indiano e la tigre del Bengala, ma anche elefanti e orsi labiati. Un vero paradiso per gli amanti degli animali. Se veramente l’amore è sincero, evitate le escursioni in groppa a poveri elefanti che, ahimè, spesso vengono utilizzati come oggetti per accontentare turisti assetati di scatti fotografici.

Vedere questi animali liberi, nel loro habitat naturale, sarà una delle gioie più grandi che ti porterai a casa. Se, per sfortuna, non riuscirai ad avvistarli, potrai sempre ricordare che là, nascosti da qualche parte, esistono specie in via di estinzione che tu hai contribuito a tutelare e proteggere.

Ad accoglierti in questo paradiso naturale ci sarà anche la popolazione Taru. Con i loro caratteristici abiti bianchi, hanno l’usanza di dare il benvenuto con un mazzolino di fiori rossi tipici della zona e con l’immancabile tika. Il tika ha un significato profondo per i nepalesi, può essere un semplice puntino oppure un misto di polvere rossa, riso, senape e yogurt. Viene apposto sulla fronte e va a rappresentare il terzo occhio che tutto sa e tutto vede, simbolo anche di energia e benedizione.

I bambini di Tikapur

1 casa, 2 pozzi, 1 cagnolina con 5 cuccioli e… 28 angioletti.

Questi angioletti si chiamano Richhik, Angika, Ramesh… sono bambini dai 4 ai 17 anni. Vivono nell’orfanotrofio di Tikapur, paesino disperso nel Nepal occidentale, a soli 15 km dal confine con l’India. Sono arrivata qui quasi per sbaglio, dopo 21 ore di bus e… 21 ore di bus nepalese hanno davvero il loro perché: dire che le strade sono dissestate è un eufemismo. L’acqua che usciva dal rubinetto del bagno era praticamente nera, i 3 geki che giravano sul soffitto della camera erano certamente simpatici, ma un po’ indesiderati e il caldo/umido decisamente impegnativo per una montanara come me. “Posso resistere 2 giorni” ho pensato… Ma “Non voglio andarmene, voglio troppo bene a questi angioletti” è stato invece il pensiero dell’ultimo mio giorno a Tikapur, dopo aver conosciuto e vissuto con questi bambini.

Fare volontariato è sempre una bella cosa, io non l’avevo mai fatto. Ho voluto provare e solo dopo ho capito la realtà delle cose. Difficile da spiegare, ma è quasi un’azione egoistica: lo si fa più per se stessi, per sentirsi in pace con la coscienza. Il punto è che, per un motivo o per l’altro, una volta che entri in una dimensione come quella di Tikapur, uscirne è impossibile. Questi bambini mi hanno dato tutto, un tutto che a parole è difficile da spiegare. Il loro approccio alla vita è speciale, loro vivono, vivono nel vero senso della parola. Apprezzano il tuo sorriso, il tuo aiutarli ad allacciarsi le scarpe, il vederti fuori da scuola al suono della campanella. Tutte queste piccole cose, piano piano, lentamente, si depositano dentro di te e alla fine, quando arriva la data segnata sul tuo biglietto di ritorno, senti il vuoto, vai in apnea, ti senti come se ora senza di loro non puoi davvero più stare.bambini orfanotrofio nepal

Loro sono, effettivamente, il mio Nepal.

I viaggi in Nepal proposti da Zeppelin dedicano una parte della quota a questo orfanotrofio. Se sei indeciso sulla tua prossima meta, sappi che la tua scelta può diventare molto più di un semplice viaggio.

Se chiudo gli occhi sento ancora la melodia di hum mani padme hum risuonare nella mia testa. Kathmandu, un’aguzza vetta dell’Annapurna o un piccolo paesino rurale, non importa dove tu sia esattamente, tutto il Nepal è accomunato da una spiritualità così forte che a volte sembra palpabile. La ritrovi nell’odore d’incenso tra le vie trafficate di Kathmandu, la senti dalle vibrazioni che emanano le campane tibetane suonate da anziani monaci, la vedi negli occhi profondi della gente.

Il Nepal è davvero il Paese dove pace e amore non hanno mai fine.

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