Viaggio in Ecuador: Casa de Arbol e il vulcano Cotopaxi

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Martina è partita a inizio 2017 per un viaggio in Ecuador, dove ha vissuto per un paio di mesi: ha lasciato il suo lavoro ed è volata a Baños de Agua Santa. In questo post ci racconta la sua avventura ai piedi del Cotopaxi, il vulcano attivo più alto del mondo.

Perché proprio un viaggio in Ecuador?

Perché proprio lui? Me l’hanno chiesto in tanti. Perché non ci ho pensato troppo. Volevo scoprire il paese del caffè e del cacao, il paese delle Ande e dell’ Amazzonia, il paese che sa da affumicato. Qui racconto la seconda parte del mio viaggio, quella dell’avventura, delle camminate a 4.000 m, della natura mozzafiato e del vulcano più alto attivo del mondo, il Cotopaxi.

zeppelin-ecuador-MartinaFaggionatoBaños de Agua Santa

Mi trovavo a Baños, ci vivevo circa da una settimana e aiutavo Monica, Holger e la piccola Emilie con la loro coltura di Babacos: gli ecuadoriani ci fanno l’jugo con questo frutto tropicale.

Ci ho pensato: non sono mai stata  in un posto lontana da un vulcano quando mi trovavo in Ecuador. Le guardavo le montagne, ma per davvero. Le fissavo. Cercavo di capire quale fosse il vulcano tra loro.

Baños, piccolina ma turistica, è una meta perfetta per gli amanti degli sport estremi,  e lì non hai bisogno di indovinare qual é. Il Tungurahua, maestoso, ti cattura. La città è ai suoi piedi. Con una magnifica camminata di tre ore si può raggiungere Casa de Arbol, la famosa casa sull’albero con un’altalena per dondolarsi quasi nel vuoto. Per chi non se la sente di camminare c’è anche il bus: in questo caso per fermate e orari meglio chiedere sempre agli abitanti.

Ai piedi del Cotopaxi

Il martedì decido di salutare la famiglia e raggiungo Machachi, dove mi aspetta Victor, il chauffer privato dell’ostello dove passerò tre giorni magici ai piedi del Cotopaxi.

Dopo un’ora di viaggio e di racconti su strada sterrata, stanca quanto basta, arrivo al Secret Garden, un ostello-paradiso che domina silenziosamente la vallata che si apre davanti a me. Piccoli e colorati cottage sbucano sparpagliati, tra lama, mucche e tanto verde. In Ecuador anche le costruzioni per i viaggiatori non sono invasive, tutto convive con la natura in un modo davvero straordinario.

Vengo accolta subito con un piatto di minestra tipica: patate, erbe aromatiche, lenticchie e avocado. Pensano a tutto loro, tre pasti al giorno e merende varie, all-inclusive. La giornata finisce nel salotto, con il fuoco del camino che arde. Stanca ma felice guardo le ultime stelle pazzesche e penso già all’escursione con i cavalli di Omar del giorno dopo.

Cotopaxi Volcano

Cotopaxi volcano view just south of Quito, Ecuador

Nelle Ande a cavallo

Anche oggi ricevo una colazione sostanziosa e impeccabile, come sempre.  Arriva Omar, nato e cresciuto lì, in mezzo ai prati e agli animali e si parte! Con un sorriso accecante ci porta dai suoi cavalli, che saranno il nostro mezzo per tutta la mattinata. 

Escursione sul Cotopaxi

Dicono che se lo vedi sei fortunato: il Cotopaxi si nasconde timido dietro le nuvole, quasi sempre. All’alba però, c’è maggiore possibilità di vederlo. L’ultimo giorno decido e punto la sveglia, ed eccolo lì, un triangolo innevato e perfetto.

Nel mio programma oggi c’è un’escursione a piedi, con una guida esperta. L’aria rarefatta non aiuta a camminare: proprio per questo bisogna stare attenti, abituare il corpo un po’ alla volta all’altitudine e portare con sè qualche barretta di cioccolato. L’esperto si chiama Rodrigo, che propone una variante per la giornata: salita a piedi e discesa in mountain bike. Mezz’ora dopo ci stavamo già avviando con il suo furgone carico di bici verso il Cotopaxi. Con il suo mezzo arriviamo a circa 4.000m, dove l’ambiente diventa molto diverso e interessante. Nebbia, neve e paesaggio lunare. La salita si fa subito impegnativa, la vista totalmente coperta dalle nuvole, un silenzio sordo che mi dà pace. L’arrivo è previsto circa 900 m più in su, al rifugio (4.980 m). Una volta arrivati ci si può rifornire di bevande, cioccolata calda e pan de banana. La discesa è la parte più divertente: arriviamo al parcheggio e ci mettiamo in sella. Rodrigo ci segue in furgone e noi sfrecciamo con la nostra mountain bike giù dal vulcano. Il paesaggio cambia sotto i nostri occhi, nella valle i colori ricompaiono e torna la terra che conosco.

Verso Quito…

La sera, parlando con altri ospiti dell’ostello, scopro che c’è un altro Secret Garden, a Quito, la capitale dell’Ecuador (2.850 m). Il giorno seguente prendo la navetta gratuita dell’ostello che fa da collegamento tra i due, e in meno di tre ore arrivo a Quito.

Qui ha tutto un’ altro sapore…sono passata dalla natura incontaminata alla grande città: una metropoli senza stagioni, trovandosi proprio sulla linea equatoriale, che dal 1978 è Patrimonio UNESCO. La reception si trova in una terrazza, al terzo piano.  Respiro già l’aria dei backpackers, incontro ragazzi, ma non solo, da tutto il mondo e mi immagino cosa potrei trovare nelle strade di questa città.  Il mio viaggio in Ecuador prosegue proprio da qui: mi aspettano Quito, il mercato Otavalo e la Laguna del Quilotoa. 

 

Voglia di partire? Dai un’occhiata all’itinerario di viaggio sul sito di Zeppelin!

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