Viaggiare con i libri: Irlanda

L’Isola di Smeraldo: è chiamata così l’Irlanda, quella terra che da sempre attira il viaggiatore con leggende, suggestioni e luoghi selvaggi. Da un lato si affaccia sul Mare d’Irlanda e dall’altro sull’Oceano Atlantico; confina con il Regno Unito, perché l’isola è divisa tra Repubblica d’Irlanda – dove si parla, oltre all’inglese, il fascinoso gaelico – e l’Irlanda del Nord.

Per questo Dublino e Belfast, e i loro dintorni, saranno le mete di questo viaggio letterario.

Scorci d’Irlanda: “Gente di Dublino” di James Joyce (Mondadori)

Quando fu in cima alla Magazine Hill si fermò a guardare lungo il fiume, verso Dublino, le cui luci rosseggianti e ospitali brillavano nel freddo della sera. Poi guardò giù in basso, ai piedi del pendio, e là all’ombra del muro del parco scorse delle figure sdraiate (…) Una sola creatura umana gli aveva dimostrato un po’ di amore e lui le aveva negato vita e felicità (…) Volse lo sguardo al fiume grigio e scintillante (…) Oltre il fiume vide un treno merci che usciva dalla stazione di Kingsbridge (…) Scomparve lento alla vista, ma gli era rimasto nelle orecchie l’ansito cadenzato della locomotiva che ripeteva le sillabe del nome di lei

[dal racconto “Un caso pietoso” J. Joyce, trad. A. Brilli]

Il nome di James Joyce è indissolubilmente legato alla capitale dell’Irlanda, sua città natale: Dublino è difatti lo sfondo di molti suoi romanzi e racconti.
“Gente di Dublino” è una raccolta di quindici racconti che mostrano, attraverso numerosi personaggi, i volti diversi della città di Joyce. Sono delle vere e proprie epifanie, rivelazioni, su Dublino e sui suoi abitanti; Joyce restituisce le immagini di persone comuni, esseri umani che in mezzo ad una folla non si noterebbero neppure. Ma l’autore li sceglie proprio per queste loro anonime vite, e per presentare la sua amata e odiata città ai lettori.

“Gente di Dublino” è una raccolta che si può leggere sia come formazione dei personaggi, descritti in varie età, dall’infanzia alla maturità, sia come omaggio a Dublino, cornice perfetta per questi quindici ritratti esistenziali.
Leggetelo per mettervi alla prova, la scrittura di Joyce non è sempre così immediata, e per conoscere le sfumature di Dublino.

Splendida e aspra Irlanda: “Tutto in ordine e al suo posto” di Brian Friel (marcos y marcos)

A settecento metri dalla punta del promontorio, il sentiero scendeva a precipizio in una minuscola valle, un piattino di erba verde contornato da dune di sabbia giallastra, mentre il promontorio terminava in una collina alta e smussata che rompeva il vento dell’Atlantico. L’impeto del vento continuò per un po’ a risuonare nelle loro orecchie dopo che furono entrati nella valle (…) Poi si resero conto del silenzio e, non appena ne furono zittiti, udirono le allodole: non un paio, né una dozzina o una ventina, ma centinaia di allodole, tutti invisibili nella calura azzurra del cielo, come un ombrello di musica aperto su quel piccolissimo mondo

[dal racconto “La valle delle allodole”, B. Friel, trad. D. Benati]

In dieci racconti che compongono la raccolta “Tutto in ordine e al suo posto”, Brian Friel mette in scena un carosello di personaggi e situazioni divertenti e tragicomiche. I personaggi provengono da diverse classi sociali e sono persone semplici: il maestro della piccola scuola elementare, le mamme con nove o dieci marmocchi, gli uomini che sperperano la paga in scommesse e whisky. Ma ognuno di loro, nell’essere umile e molto umano, conserva dei sogni e delle speranze: combattere l’analfabetismo, far crescere sani e robusti i marmocchi, allevare colombi o galli per vincere alle gare e guadagnare soldi, mentre i ragazzini sognano di diventare illusionisti, pescatori di salmoni o ‘ricchi’ contadini.

Nonostante qualche nota amara, tipicamente irlandese, le storie di Friel sono semplici e immediate da apprezzare: sono lo specchio di un’epoca che forse non c’è più, o forse c’è ancora nascosta in qualche piccolo paesino della verde, luminosa e piovosa Irlanda del Nord.

Quella descritta da Brian Friel nei suoi racconti è una società fatta di persone che, nonostante le avversità della vita, riescono sempre a cogliere l’aspetto positivo della vita.
E sullo sfondo c’è l’Irlanda del Nord senza un tempo preciso, bellissima e romantica, impossibile da non amare.

Viaggio nell’Irlanda letteraria: “L’isola che scompare” di Fabrizio Pasanisi (Nutrimenti)

Con il treno, o un comodissimo bus a due piani, da dove è possibile seguire la trasformazione e la crescita della città, in mezz’ora si raggiunge il mare, e non in un luogo qualsiasi: dal centro alla periferia, si supera la maestosa baia di Dublino per arrivare a una punta molto esposta dove sorgono il porto e il villaggio di Howth, arroccatto su un promontorio. Il vento è inclemente, niente di nuovo. Il braccio di mare che separa la punta con il faro dall’isola di fronte è pieno di barche (…). Da queste parti ci dovrebbe essere il boschetto al quale Yeats s’ispirò per scrivere il suo primo importante lavoro, I vagabondi di Oisin (…) le parole, “più leggere dell’aria”, s’inseguono, lungo le scogliere di Howth.

[L’isola che scompare, Fabrizio Pasanisi]

“L’isola che scompare. Viaggio nell’Irlanda di Joyce e Yeats” di Fabrizio Pasanisi è il libro perfetto da mettere in valigia se si è in procinto di partire per l’Irlanda.
L’itinerario proposto da Pasanisi abbraccia buona parte della costa occidentale dell’isola, da Cork a Galway e risale fino a Sligo, soffermandosi sulle isole Aran, nel Connemara e le mistiche Cliffs of Moher, le scogliere più alte d’Europa, concludendosi nella città di Dublino.
Attraverso le arti scritte, letteratura, teatro e poesia, seguendo le tracce di autori quali Joyce, Beckett, Yeats, Swift, Wilde e Stoker, “L’isola che scompare” conduce il lettore – e il viaggiatore – in un’Irlanda che è terra di visioni, leggende e desideri, sempre ricca di fascino, rendendo il suo viaggio indimenticabile.

Per scoprire di più:

  • Belfast: “Ripley Bogle” di Robert Meliam Wilson (trad. E. Palandri, Fazi editore)
  • Limerick e New York: “Le ceneri di Angela” di Frank McCourt (trad. C. V. Letizia, Adelphi)
  • Un cimitero irlandese: “Parole nella polvere” di Máirtín Ó Cadhain (trad. Vari, Lindau)
  • L’Irlanda e l’America: “Brooklyn” di Colm Tóibín (trad. V. Vega, Bompiani)
  • L’Irlanda e l’America: “Academy Street” di Mary Costello (trad. M. Guidieri Berner, Bollati Boringhieri)
  • Dublino: “Agnes Browne mamma” di Brenda O’Carrol (trad. G. Cenciarelli, Neri Pozza)

E poi puoi leggere anche i luoghi che ti faranno innamorare di Dublino, come sentirti irlandese a San Patrizio e scoprire tutte le prossime partenze per l’Irlanda, anche a Capodanno.

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