Viaggiare con i libri: Polonia

La Polonia si trova nel cuore dell’Europa Centrale e, data la sua lunga storia, custodisce città, opere d’arte e monumenti di altissimo livello artistico e culturale. Un viaggio in Polonia è in grado di meravigliare il viaggiatore curioso che si appresta a leggere la sua intrigante cultura.

Il mio itinerario letterario vi porterà alla scoperta della Polonia, ripercorrendo la storia degli ultimi due secoli: andiamo!

Libri da leggere per viaggiare in Polonia

“La famiglia Karnowski” di Israel J. Singer (trad. Anna Linda Callow, Adelphi)

I Karnowski della Grande Polonia erano noti per il loro carattere testardo e provocatore, ma allo stesso tempo stimati per la vasta erudizione e l’intelligenza penetrante. La genialità era inscritta nelle alti fronti da studioso e negli occhi profondi e inquieti, neri come il carbone. Ostinazione e sfida si leggevano sui nasi forti e sproporzionati che spiccavano beffardi e arroganti nei loro volti scarni (…) È per via di questa testardaggine che nessuno in famiglia era diventato rabbino, anche se non sarebbe stato difficile, e tutti avevano intrapreso la via del commercio.

“La famiglia Karnowski” di Israel J. Singer è un bellissimo romanzo che narra le vicende di generazioni di Karnowski, abbracciando un lasso di tempo che va dal 1860 al 1940; ambientato tra la Grande Polonia, Berlino e New York, è suddiviso in tre parti, dove ognuna vede un preciso protagonista della famiglia.

Per primo David Karnowski, quindi suo figlio Georg e infine il nipote Jegor. La narrazione è scorrevole ed estremamente piacevole, le descrizioni della vita dei protagonisti e del contorno storico-culturale sono accurate e dettagliate senza mai essere eccessive. La cultura ebraica, che a molti può sembrar ostica da comprendere, viene presentata in modo semplice e chiaro, anche grazie al prezioso glossario in calce al romanzo.

Un romanzo come questo lancia un messaggio molto preciso: nonostante le difficoltà, economiche o sociali, non bisogna lasciarsi abbattere; è necessario lottare sempre, anche se si viene umiliati e si deve ricominciare ogni volta da capo. E soprattutto, una famiglia deve restare unita, sempre.

“Piccola autobiografia di mio padre” di Daniel Vogelmann (Giuntina Casa Editrice)

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Questa, in breve, è stata la mia esistenza su questa terra. Vorrei soltanto aggiungere che la parola che ho ripetuto sempre in tutta la mia vita, soprattutto nelle ore più buie (e anche poco prima di morire), è stata una parola, paradossalmente, araba: maktùb, che vuol dire “era scritto”. Però che non saprò mai se c’è qualcuno che scrive il destino degli uomini o è tutto un caso.

Schulim Vogelmann ha vissuto la Storia sulla sua pelle e il figlio Daniel scrive l’autobiografia che il padre avrebbe voluto scrivere, ma che la vita non gli ha dato il tempo di terminare. Dalla Galizia polacca alla Palestina, peregrinando per anni attraverso Europa, e dopo mille vicissitudini, Schulim raggiunge Firenze e qui inizia a lavorare in una tipografia. A Firenze si sposa con Annetta, nasce l’adorata Sissel, e per Schulim la felicità è a portata di mano.

Ma i fascisti prendono potere in Italia, vengono emanate le vergognose leggi razziali e il 6 febbraio 1944 per la famiglia di Schulim si spalancano i cancelli di Auschwitz. In questo luogo pregno d’orrore e privo di umanità, Schulim perde ciò che ha di più caro; grazie al fatto che conosce il polacco e di mestiere è tipografo, i nazisti lo assumono al campo di lavoro di Plaszow, dove incontra Oscar Schlinder, l’uomo che lo salverà.

“Piccola autobiografia di mio padre” è un racconto brevissimo, nonostante tutto a lieto fine, che insegna cosa accade alle persone che vivono la Storia più intensamente degli altri.

“Il farmacista del ghetto di Cracovia” di Tadeusz Pankiewicz (trad. Irene Picchianti, UTET)

Nonostante tutto, in quell’epoca non si accettava ancora l’idea dell’assassinio di massa, della messa a morte col gas, delle cremazioni nei forni. Ma sempre più sovente pervenivano voci sulle atrocità che avevano luogo nel momento in cui la gente veniva caricata sui vagoni, su misteriose stazioni senza nome, su binari morti che quei treni pieni di gente in attesa per giornate intere senza cibo né acqua imboccava prima di sparire nel folto delle foreste circondate da fili spinati, da dove non giungeva più alcuna voce.

“Il farmacista del ghetto di Cracovia” di Tadeusz Pankiewicz (trad. Irene Picchianti, UTET) è un romanzo che fotografa uno tra i più drammatici episodi della storia del Novecento.
È il 3 marzo 1941 quando nel quartiere di Podgórze di Cracovia, oltre il fiume Vistola, le autorità naziste costringono gli ebrei polacchi a vivere nel ghetto. La vita qui è dura: il cibo scarseggia, il riscaldamento delle abitazioni non funziona, le famiglie sono costrette a dividere la casa con sconosciuti, viene instaurato il coprifuoco, mancano i medici e i medicinali, le condizioni igieniche si deteriorano in fretta e scoppiano epidemie che uccidono i più deboli e coloro già debilitati dalla fame. Come se non bastasse, iniziano a girare voci sui campi di concentramento, alle quali non tutti vogliono credere.
Testimone diretto di questi anni drammatici è Tadeusz Pankiewicz, il farmacista del ghetto di Cracovia, che pur non essendo ebreo decide di restare alla farmacia All’Aquila, inclusa nel ghetto, a fornire rifugio agli ebrei, ad aiutarli a fuggire, a passargli le medicine e a curarli gratuitamente.
“Il farmacista del ghetto di Cracovia” è una forte, preziosa testimonianza della vita entro il ghetto di Cracovia durante l’occupazione nazista e di chi, nonostante le minacce tedesche, aiuta come può le persone in difficoltà.

“Primo Levi” di Matteo Mastragostino e Alessandro Banghiasci (Becco Giallo editore)

Volete sapere cosa ricordo del lager? Le recinzioni! Centinaia di metri di recinzioni. E fuori di esse… il nulla. Poi ricordo quei vestiti troppo leggeri per non morire di freddo. E scarpe che rovinavano i piedi. Dure come pietre e sempre diverse, una troppo piccola e l’altra troppo grande. Uscivamo dal lager solo per lavorare. In fila indiana. Come una colonna di scarafaggi. Lavori duri, dalla mattina alla sera. E il giorno dopo si ricominciava da capo, ogni giorno identico all’altro. Questo era Auschwitz.

“Primo Levi” scritto da Matteo Mastagostino e illustrato da Alessandro Ranghisci per Becco Giallo editore è una graphic novel che ripercorre con delicatezza le principali tappe della vita di Primo Levi. Nell’autunno del 1987, l’anno della tragica morte, Primo Levi va alla scuola elementare Felice Rignon di Torino per raccontare la sua storia ai bambini, perpetuando la memoria di ciò che è stato. Immaginare cosa fu Auschwitz è molto difficile per i bambini, ma Primo Levi con estremo tatto e utilizzando le parole giuste, riesce a descrivere ai piccoli studenti l’orrore di quel luogo e a trasmettere quelle che furono le sue più grandi paure. Racconta di come gli amici Lorenzo e Alberto lo hanno aiutato ad andare avanti, in modo particolare a fargli capire che anche se rinchiusi dietro muri e filo spinato la speranza di tornare liberi non deve morire mai.

Ora che sai quale libro mettere in valigia e cosa leggere prima di un bel viaggio in Polonia, non ti resta che dare un’occhiata al programma del viaggio di Capodanno con Zeppelin a Cracovia.

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