In bici da Amsterdam a Bruxelles

Da Amsterdam a Bruxelles con due compagne di viaggio: una barca e una bicicletta. La prima come base d’appoggio e passaporto per il reticolo di canali, la seconda per esplorare in piena libertà la terra d’elezione del cicloturismo.

Una vacanza in bici da Amsterdam a Bruxelles

L’appuntamento è nel primo pomeriggio ad Amsterdam. Una volta raggiunta la Centraal, la stazione centrale dei treni, trovare il luogo dell’imbarco è piuttosto facile; basta proseguire verso il Nemo, il centro scientifico progettato dell’architetto Renzo Piano, riconoscibile a distanza dalla grande costruzione a forma di nave, e poi sfilare lungo i pontili del porto turistico di Oosterdok. Scorrendo l’elenco esposto alle banchine, sotto i nomi Steiger, Felicitas, Vertigo e Avanti, c’è anche Gandalf, la barca che cerchiamo, ormeggiata al pontile e con la passerella già in posizione. Un passo per salire in coperta per dare inizio al viaggio verso Bruxelles. Dopo di me arrivano alla spicciolata altri compagni di viaggio; il gruppo si sta formando a poco a poco e prima di cena i ranghi sono finalmente al completo. La Gandalf, alla pari di molte altre barche turistiche, nasce come battello da trasporto fluviale, e nel corso della sua vita ha cambiato diversi nomi.

A completare l’equipaggio il fedele Jala: un golden retriever che ha occhi solo per il padrone e orecchi capaci di destarsi solo in prossimità di ogni attracco; sapendo che dopo arriva anche per lui il momento di sgranchire le gambe a terra e per i bisogni. I passeggeri invece si avvicendano ogni settimana, con presenze limitate dalla capienza a bordo a una ventina di persone. In cabina gli spazi utili non sono molti, ma non ve n’è necessità, poiché la giornata scorre per lo più all’aria aperta; comunque si familiarizza presto con il natante, suddiviso tra le cabine spartane, il salone da pranzo, e lo spazio aperto a prua dove trovano collocazione le bici. Ma cosa può essere più rassicurante, in un territorio dominato dalle acque, di avere un tetto galleggiante.

Infatti, si racconta che uno dei sogni angosciosi degli olandesi sia quello di svegliarsi un mattino sommersi dalle acque. Tant’è che moltissimi possiedono una barca.

Tracciato da inventare

L’Amsterdam – Bruxelles, che non ha nulla a vedere con il Giro delle Fiandre o altre classiche del ciclismo nei Paesi Bassi, si sviluppa sui 240 chilometri. In un percorso attraverso terre strappate dal mare, giorno dopo giorno ci appelleremo fiduciosi alla generosità del tempo, e all’efficienza dei telefoni cellulari, per sapere dove e come raggiungere il nostro barcone, che ci aspetta agli ormeggi. Sì, perché se a differenza di un alloggio in un qualunque albergo, con l’indirizzo e una cartina o grazie all’aiuto di un passante si riesce a trovare la posizione, un albergo semovente come nel caso nostro ha bisogno di un pontile o un punto d’ormeggio: cosa che non è sempre programmabile. Fortuna che hanno inventato i telefonini!

L’intero tragitto tocca 4 delle 12 regioni amministrative olandesi, l’Olanda settentrionale, l’Utrecht, l’Olanda Meridionale e il Brabante Settentrionale, mentre in Belgio si attraversa la regione di Fiandra e Bruxelles-Capitale. È un percorso dagli orizzonti aperti, guidato da canali e da una successione di stradine e piste ciclabili che s’intersecano come una rete dalle maglie larghe, i cui nodi sono fondamentali per orientarsi. Tra le due capitali, grossi diamanti, troviamo un mare e perle sgranate lungo il percorso; con bellezze rimaste simili a quelle immortalate nelle tele dei pittori fiamminghi, mentre i cieli sono quelli di Magritte. Durante la traversata dei Paesi Bassi, la terra delle dighe, dei canali, e di 29.000 chilometri di piste ciclabili, spicca la presenza dei mulini a vento e il roteare frenetico delle ampie pale.

Alla vista dei giganteschi manufatti, il pensiero si focalizza verso i tempi in cui i mugnai erano impegnati a macinare grandi quantità di farina; ma in realtà i mulini a vento, avevano molteplici impieghi e venivano usati per segare assi di legno, pressare sementi, produrre olio, vernici, carta, oltre che per il più importante dei compiti, il sollevamento dell’acqua. Da queste parti infatti è vitale pompare costantemente l’acqua, presente nei laghi e nei canali scavati a drenaggio  dei terreni strappati al mare con le dighe (definiti “polder”), per sollevarla su canali in grado di farla defluire nel Mare del Nord con la bassa marea. Il risultato ottenuto nel corso degli anni è di avere un paese dove un terzo del territorio si trova sotto il livello del mare. È proprio vero il detto che se Dio ha creato il mondo, a creare l’Olanda sono stati gli olandesi. Oggi che ci sono potenti idrovore elettriche a pompare le acque, va ricordato che un tempo operavano ben 10.000 mulini a vento, dei quali ne rimane circa un migliaio, tutti ben conservati e in grado di funzionare. Lungo il tragitto s’incontra l’antica città di Utrecht, di origine romana e sede della maggiore università dei Paesi Bassi, che vanta con la torre del duomo, alta 112 m, il primato in tutta la nazione.

Birra e tulipani

Poi si lasciano i grandi centri abitati per pedalare attraverso aree dedite all’agricoltura e si lambiscono i terreni sabbiosi, quelli che si prestano alla coltivazione di fiori ornamentali e regalano da fine marzo a metà maggio, la vista multicolore di spettacolari campi traboccanti di narcisi, tulipani e giacinti. In passato l’arrivo del tulipano in terra olandese fu motivo di una grande speculazione economica, tanto che all’inizio del XVII secolo si  barattavano pochi bulbi di tulipano in cambio di possedimenti.

Giunti alle porte di Rotterdam, si visitano le aree del grande delta formato dal Reno e dalla Mosa, dove dominano i prati da pascolo popolati da pecore e dalla mucca frisona, originaria della regione olandese di Frisia, dal tipico manto bianco pezzato con grandi macchie nere, che si adatta ad allevamenti al pascolo e in stalla, ed è apprezzata anche oltre confine per la produzione di latte e carne.

Raggiunta nel Bramante la città di Bergen op Zoom, di cui va ricordata la potente fortificazione militare del XVII secolo, si lasciano le terre basse per portarci al confine belga in un ambiente ricco di boschi e aree verdi.

Davanti a noi la campagna punteggiata di fattorie, ma soprattutto la mitica Fiandra Orientale, un tempo terra promessa per il commercio di tessuti pregiati e spezie esotiche. Ad attenderci oltre il confine c’è Anversa (Antwerpen), uno dei porti  più importanti d’Europa.

Secondo la leggenda, il suo nome è legato a un soldato romano, Silvius Brado, capace di sconfiggere il gigante Druon Antigoon, che usava tagliare la mano a chi non accettava di pagare salati tributi per il passaggio lungo la Schelda. Il gesto di lanciare la mano, detto “Hand verpen”, avrebbe dato origine al nome Antwerpen. Proseguendo la marcia verso Bruxelles, ci aspetta una piacevole sorpresa nella cittadina di Lier, con il bel centro storico delimitato dal fi ume Nete, dove si apprezzano le buone birre a doppio o triplo malto, prodotte dai birrifici e micro birrifici della zona. L’ultima parte ha come protagonisti fiumi e canali navigabili mentre si profilano in lontananza i dolci rilievi di Bruxelles; ad attenderci c’è la meta finale, che ci accoglie con i numerosi locali con cui concludere degnamente il viaggio davanti a un piatto di moules-frites.

Shopping olandese

Per lo shopping olandese, un tipico ricordo sono gli zoccoli di legno, e il formaggio locale nella tipica forma ricoperta di cera, mentre se amate i fiori troverete bulbi di tulipano di ogni tipo. Nelle Fiandre si trovano ottime birre artigianali, e tessuti lavorati a uncinetto. Nella capitale belga è difficile non incappare in una cioccolateria, che propone prelibati cioccolatini e praline dai gusti particolari.

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Questo articolo è tratto dalla rivista “Itinerari e Luoghi”.

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